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Joseph Lake

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November 19

Not Yet Teen, Just Eight

Adoravo la maestra Gabriella; i suoi occhi dolci, il sorriso gentile e rassicurante che elargiva non appena entrava in classe. Imparare mi piaceva; conoscere la geografia e la matemetica mi sembrava affascinante, mentre l'italiano lo studiavo con lo stesso disagio con cui ci si approccia ad una lingua straniera. Scrivere era una tortura e per quanto impegno ci mettessi i risultati erano sempre scarsi, odiosi. Detestavo il corsivo con le sue stanghette minuscole che mi facevano incespicare su a in o da emme in enne. La lettura invece stava diventando una passione; la maestra ci faceva portare un cuscino per farci sedere in cerchio e fingere di essere in un salottino. Diceva che leggere era un piacere e quindi non dovevamo stare sui banchi. Geniale. I libri cominciavano ad appassionarmi e mi fornirono anche un'arma per difendermi dal tedioso corsivo. Dissi a Gabriella che i libri erano scritti in stampatello e che mi sembrava una scrittura ben leggibile ed idonea; quindi le chiesi perchè dovevo faticare col corsivo se potevo benissimo scrivere come i veri autori in stampatello.. La maestra mi sorrise e forse mi concesse il privilegio di scrivere in stampatello solo per la mia perspicacia. Da quel giorno diventò la mia scrittura predefinita.
La nuova casa era disposta su tre piani, due dei quali erano ancora allo stato grezzo. Passavamo quindi molto tempo stretti assieme nel garagecameradalettoconcucinino sistemato alla bell'emeglio finchè Gianni e Mom lavoravano come dei pazzi per completare i piani superiori. Erano felici però, finalmente avevano una casa di proprietà. Mio fratello cominciava ad essere sempre più irrequieto e cambiava scuola continuamente; io lo sentivo sempre più distante, ma la nostra complicità sembrava immutabile.
Nessuna bambina aveva preso il posto di Samantha nel mio cuore e di questo ero felice perchè non mi sentivo pronto per quelle cose. La bicicletta nuova passatami dal cugino era favolosa. Come il vecchio stallone, la Danycross aveva il sellone chopper, ma molto più comodo e finalmente potevo contare su un cambio a tre marce per le escursioni più lunghe. Purtroppo potevo usarla solo nei week-end quando andavo dai nonni e Pagnano, dove abitavo, non mi piaceva proprio perchè non avevo la possibilità di esplorarla su due ruote. E poi ero lontano da Alberto, il mio amico per la pelle; la lontananza in qualche pomeriggio era insopportabile. Cominciai così a fermarmi a pranzo da lui, per poter poi giocare assieme. La sua casa era molto bella, con un giardino dove potevamo giocare a calcio; la  sua cameretta era tapezzata dai poster del Forzamilan con i magnifici olandensi che tanto ci avrebbero fatto sognare.. Giuseppe, suo papà, mi voleva un sacco di bene ed ogni tanto guardando quanto era affettuoso con Alberto, saliva in me la tristezza per essere stato abbandonato da Barry. Gianni lavorava tanto, anzi tantissimo, e non aveva il temo di fare come Beppi e portarmi a pesca, giocare a pallone.. Zio Billy ogni tanto giocava assieme a me e mio fratello, ma ormai lo faceva di rado, preso com'era dal lavoro e dai litigi con la nuova compagna. In qualche frangente mi sono sentito solo; una sensazione che non mi era chiara fino a quel momento. Anche prima mi era capitato di stare tanto tempo in compagnia di me stesso, però avevo sempre la possibilità di incontrare qualcuno volendolo. A Pagnano invece mio fratello usciva spesso e non mi portava con lui perchè dovevo stare a casa nel caso Mom telefonasse, così mi ritrovavo in questa casa enorme senza compagni di giochi. Iniziai così a smontare piccoli oggetti, qualche accendigas, sveglie rotte.. mi piaceva vedere com'erano costruite, l'anima delle cose. Un pomeriggio conobbi finalmente un vicino di casa che aveva la mia età; si chiamava anche lui Alberto, ma era molto diverso dal mio amichetto. Sembrava più grande e più spericolato; non riuscii mai a stabilire un rapporto di confidenza. Il più del tempo lo passavo quindi dentro casa, a studiare. Da grande mi sarebbe piaciuto fare lo scienziato; la faccia di Einstein m'ispirava simpatia. Alcune questioni la scuola non me le spiegava e quindi mi rivolgevo sempre alla saggezza di Gianni, maestro di vita. Aveva una risposta per ogni quesito; una sera gli chiesi perchè mi capitava di lacrimare quando svolgevo le gare di velocità in risoluzione di problemi matematici a scuola. Sorrise come se fosse la domanda più semplice del mondo e prendendo fra le mani un bicchiere colmo d'acqua mi disse: “guarda: la testa è come il bicchiere, il cervello come l'acqua. Quando tu pensi il cervello gira in fretta e vedi cosa succede? L'acqua traborda.. è per quello che piangi, non ti preocupare”. Rimasi a bocca aperta, sapeva sempre come farsi capire.
L'88 è stato anche l'anno di alcune prime volte. Il primo libro ad esempio che fu, quasi inevitabilmente, il capolavoro di De Amicis, ma anche il primo tesseramento in una squadra di calcio. Io e Alberto avevamo deciso di iscriverci alla stessa squadra: l'Union 86. Suo padre sarebbe venuto a prendermi perchè così andavamo assieme, Alberto era infatti un po' timido e non sarebbe andato senza di me. Il primo allenamento era fissato la domenica mattina ed io come al solito ero in ritardo con i preparativi del borsone. Non sentii lo squillo del campanello e Gianni rispose al citofono.. “salve sono Alberto, Joey può uscire?” “me spiasze ma Joey l'e 'ndat fora con un so amigo..” Gianni aveva confuso i due Alberto e questo creò un piccolo caso.. non feci in tempo a risolvere il disguido e mi catapultai al campo di calcio. Alberto era in disparte e giocava con suo padre, il gruppo invece era al centro del campo. L'aveva presa male, un vero e proprio tradimento e nemmeno Giuseppe riuscì a fargli capire che c'era stata un'incomprensione. Non voleva giocare con me ed io mi arresi e cominciai ad allenarmi con gli altri “pulcini”. Eravamo in tanti, più di trenta e questo mi fece temere di non trovare posto in squadra. Finalmente anche Alberto si unì al gruppo e mi sorrise perdonandomi. Giocammo nella stessa squadra nella partitella ed io corsi come un pazzo per farmi notare; sapevo di non avere i piedi buoni, dovevo quindi dimostrare di avere grinta. Finito l'allenamento non ci dissero chi avrebbero preso e andammo verso lo spogliatoio. Alberto si vergognava a farsi la doccia con gli altri, il problema non me l'ero ancora posto che già eravamo sulla via del ritorno.
Non sapevo ancora che quel giorno sarebbe stato l'inizio di un lento sfilacciamento della mia amicizia con Alberto, ma oggi con le pagine della storia già vissute, posso esserne certo. Non potevo neanche sapere che di lì a poco sarebbe arrivato in classe un nuovo bambino; Emiliano di nome e romagnolo di nascita, che avrebbe da subito suscitato la mia curiosità ed ispirato il mio affetto. Conoscevo bene la sensazione d'essere considerato straniero e quindi da subito cercai d'avvicinarmi a lui. Neanche questo piacque molto ad Alberto, ma ormai avevo capito che non potevo donargli un'amicizia esclusiva; non era nella mia natura. Emiliano era un bel bambino ed il suo banco di scuola fu presto invaso dai bigliettini di ammiratrici maldestramente anonime. Non senza un pizzico di invidia lo consigliavo e lo informavo delle varie conquiste, creando così una confidenza intima, sincera. Mi piaceva la leggerezza con cui si relazionava alle bimbe e cercavo di carpine i segreti, dimenticare il mio piccolo trauma con Samantha. In quell'anno purtroppo le novità non furono solo positive e ci annunciarono che la maestra Gabriella sarebbe stata sostituita e che l'anno successivo avremmo avuto dei nuovi compagni di classe del paesello vicino. Io piansi pensando a quella seconda mamma che se ne andava ed al corsivo che poteva tornare a minacciare la mia media voti più che discreta... però sarebbero arrivate anche delle nuove bambine, Consuelo fra tutte..
 
1988
 
Bastava il volo
del cigno di Utrecht
riempirmi il cuore
di ogni gioia
necessaria.
 
Bastava il guizzo
d'uno sguardo amico
a farmi cogliere
l'essenza
dell'essere vivi.
October 20

Rollin' on the river

Samantha era bellissima, bionda, leggera, sensuale.. era nata un anno prima delle mie coetanee e quindi potevo apprezzarne meglio le forme accennate da ragazza. La guardavo brividando, dalla finestra di una palestrina; frequentava un corso di danza classica assieme ad altre bambine, ma a me pareva ci fosse solo lei meravigliosamente fasciata da un azzurro tutù.
Samantha era il sogno proibito che si affacciava col chiarore delle stelle, il pensiero madido di ogni mattino..
Io non mi ero accorto che lei avesse da subito capito tutto e mi s-cervellavo cercando il modo migliore per “dichiararmi”.
Ero davvero un bimbo e non conoscevo né intuivo l'esistenza di svariate dinamiche d'approcciamento amoroso. Vissi dunque amaramente il suo gioco fatto di inviti sfuggenti, sguardi distratti. Mi sembrava avesse cominciato ad ignorare la mia stessa esistenza... non potevo certo rimanere in quella palude di sconcertata sofferenza e con uno slancio d'orgoglio mi dedicai alla mia passione più genuina: lo sport. A me piaceva correre, da sempre; non mi stancavo mai e cercavo giorno per giorno di spostare i limiti della resistenza fisica. Correndo mi sembrava scivolassero via le amarezze, le piccole delusioni, il desiderio intermittente di avere di più, essere diverso. Il Calcio fu l'inevitabile conseguenza, anche se sin dalle prime giocate ho avuto il sospetto di non avere una particolare sensibilità con i piedi. Alberto invece aveva imparato  subito a tagliare la palla tracciando traiettorie arcuate; fu così che inventammo il gioco del pressing. Fingevamo che gli alberi della pineta al doposcuola (sempre il mitico asilo) fossero gli avversari; noi dovevamo passarci la palla fra i pini, dribblarli con il minor numero di tocchi possibili e smarcarci per tirare in porta. Ci esaltavamo con urla, cercando nuove combinazioni ed inventando buffi nomi per tipologia di tiro.. ehh già, in tivù giocavano pure Holly e Benji...
Non bastavano però una bella amicizia e quattro calci ad un pallone a quietarmi il cuore stranito, i pensieri euforici. Avrei voluto fuggire da queste sconosciute emozioni; correre di più e più forte..  lavare con l'aria ogni perplessità infantile ed allontanarmi rapido dai tentacoli  dell'amore. Dovevo essere più veloce di tutto e trovare un punto di distacco.,. il decollo. Sospeso nel vuoto avrei capito presto la soluzione, non sarebbe stato tutto così confuso.
Il mio fido stallone a due ruote non poteva chiedersi di meglio; finalmente tornavo a cavalcarlo con passione pura.
Io e lui, soli; senza Samantha in groppa al mio cuore.
Da navigato ciclista di campagna ho atteso di scaldare i muscoli e le gomme; verificare bene chi c'era ancora fra i campi a lavorare e chi, soprattutto, era meglio non ci fosse.
Come il più delle volte era tutto tranquillo e mi lanciai quindi in discesa. Convinto in ogni atomo spingevo con foga, ad ogni pedalata mi sentivo più leggero, libero.. mi accordavo con il rumore del vento che volevo sempre più assordante e non badavo più alla direzione. Due curve lievi mi avvisarono della mia incoscienza, ma non volevo finisse subito quel gioco.
Intuivo che c'era un limite al fracasso e, varcandolo, avrei trovato il silenzio che m'era necessario.
In strada le indecisioni si pagano care e troppo vicina era ormai quella curva stretta. Diedi uno sguardo al campo di mais che scorreva affianco e sorrisi all'idea che sarei uscito nel punto più alto; per un poco avrei volato. Essendo un atterraggio di fortuna ho lasciato che la bicicletta badasse al suo destino e coprendomi la faccia ho atteso che il tonfo annunciasse la fine. Constatai con piacere che non mi ero fatto nemmeno un graffio; il granoturco aveva addolcito il ruzzolone, la bici invece non aveva avuto tanta fortuna. Il manubrio si era capovolto, non mi restava che spingerla a casa e aspettare che mio fratello la vedesse. Mi disse, con una miscela di preoccupata soddisfazione, che ero un pazzo e che non dovevo correre così veloce da solo. Le prediche fraterne sono poco attendibili, ma si subiscono più facilmente. Conobbi in compenso l'utilità duttile del fil di ferro che pazientemente Johnny ha attorcigliato attorno al manubrio rotto. Non si può dire che l'avesse riparato, ma almeno sterzandolo a 90° girava un po' anche la ruota e tanto bastava.
Il mio personale volo mi aveva fatto capire che dovevo prendere una decisione qualsiasi pur di far scendere il mio cuore dalle montagne russe.
Un sogno mi spinse a trovare coraggio e, forse, ad illudermi. Samantha era in pericolo ed io dovevo salvarla e conquistare così il suo cuore. Sono passati molti anni da quel sogno, ma ancora nitida è l'immagine finale con me vestito con un bianchissimo tutù che porto fra le braccia Samantha sana, salva ed infinitamente bella nella sua calzamaglia azzurra.
Il pensiero di lei stava diventando ossessivo ed una sera decisi di scriverle.
Non avevo maturato la scelta con la dovuta attenzione e mi ritrovai nel cuore della notte fremente, senza carta bianca e con solo una penna in mano. Non potevo rinviare nuovamente e colto dalla disperazione sfogliai un settimanale di gossip vicino al letto alla ricerca di un po' di spazio utile per le mie parole. Ne trovai un po' sul retro del servizio sulla nuova Ferrari F40 e cominciai a scrivere. Una riga e mezzo, non di più, ma il contenuto è svanito subito dalla memoria. L'ho piegato con cura maldestra fino a farlo diventare un quadrato minuscolo. Nessuno doveva sapere, se non lei. Il giorno seguente attesi di vederla sola ed appoggiai il biglietto sul palmo della sua mano; le sorrisi, abbassai lo sguardo voltandomi lentamente e poi.,. via di scatto. Al tempo m'era sembrato di sentire una risata fragorosa alle mie spalle ed infatti di lì a poco mi sarei pentito amaramente della decisione presa. Samantha cominciò a prendersi gioco di me, tirarmi i capelli... fu la mia prima profonda delusione d'amore. Durò poco; il tempo di sopprimere involontariamente il mio stallone a due ruote. Curva secca, strada sterrata, fil di ferro allentato ed io dritto, schiantato. Fine del capitolo primo amore; assieme all'estate sarebbe arrivata una bicletta nuova come la casa in cui avrei traslocato.

1987
 
Promessa Mantenente
 
 
Ciò che mi sembrava bello
dovevo sempre condividerlo
perchè nulla era banale,
normale.
 
Bambino non lasciare mai più
che una fanciulla derida

le tue emozioni.
 
September 30

Ciclicamente

 

Ciclicamente avverto il prurito sotto i piedi da vagabondo. Ora che le mie scelte ad ampio respiro e che i miei lungimiranti progetti sono andati a farsi benedire, sarebbe anche il momento giusto. Purtroppo nei miei pochi, ma intensi, viaggi non ho mai badato alla convenienza della situazione, al favore del vento. Ho sempre prediletto la mozione genuina che mi spingeva da dentro; ho sempre atteso l'anima alla meta per partire di scatto, con pochi convenevoli.

Forse ho solo voglia di reinventarmi, senza tradirmi.. è amaro non ricordare l'ultima volta che ci si è stupiti di se stessi. Ma è sicuramente più triste fingere d'essere diversi, gonfiando apparenze.

Non sono certo fatto di farina per fare ostie, però posso sempre smentirmi ma mai snaturarmi. Tentennerò anche domani quindi; incrociando signori e signorotte avrò la sensazione che il mio saluto potrebbe essere percepito come un'invadenza.,. e non un gesto di cortesia. Volterò le spalle cercando qualche ragazza che m'incanti mentre abbandona l'auto nel parcheggio e s'incammina verso l'ufficio.

La stessa di ieri, magari.. con i pantaloni bianchi, i capelli lunghi e gli occhi sorridenti. Proverò il lacerante desiderio di correrle incontro, ringraziarla per essere così bella stamane e attendere sereno l'emozione scintillare nei suoi occhi. Solo in quel momento ricominciare a respirare.

Una boccata d'emozioni

prima dell'apnea

professionale.

September 29

Fabulous 80s

 

Del primo giorno di scuola ho un'immagine statica dipinta nella memoria. Il vento sferzava le fronde degli alberi da levante a ponente ed ero così emozionato, che mi pareva di vederne la scia disegnata a matita nel cielo.

Oltre al cancello gli amici di sempre erano già intenti ad esplorare quel nuovo mondo per individuarne gli spazi non rivendicati dai ragazzi più grandi. Me ne rendo conto solo oggi, ma tutte le mie attenzioni erano sempre rivolte ai miei compagni di giochi che trasmutavano in compagni di classe. Erano la mia squadra nel campionato della vita, componenti d'un'ecosistema al quale credevo d'appartenere per natura e quindi destino. Il mio un ruolo mediano, di raccordo costante fra tensioni e repulsioni, maschietti e femminucce, eletti e reietti.. poi un giorno scoprire l'amaro sapore della resa, la prima grande sconfitta. Michela forse non aveva torto a guidare la rivolta femminile; quale fosse il contenzioso davvero non ricordo, invece vivo ed intenso è lo sconforto per aver invocato con ogni mezzo la concessione, negata, di una seconda possibilità. Fu così divisa la casa comune fatta di tronchi e fantasia nella quale fingevamo di vivere la quotidianità dei “grandi” e ben presto sarebbe finito anche quel gioco in una scia di reciproci dispetti e vendette. Ci vollero mesi perchè svanisse l'amarezza e l'imbarazzo per un equilibrio ormai spezzato.

Inevitabilmente si crearono due gruppi separati all'interno della classe, distinti dal genere di appartenenza.

A casa tutt'altr'emozioni ed i primi, piccoli, schianti. Johnny aveva undici anni e quindi potevo allontanarmi dai nonni sotto il suo, spericolato, affidamento. Ebbero così inizio le prime avventure sulle strade, deserte, della campagna veneta. Dopo la traumatica esperienza della mia prima bicicletta bianca e rosa (ancora oggi Mom sostiene che non fosse da bambina) e delle pedisseque rotelline, finalmente potevo contare su una dueruote più consona alle mie aspettative. Io l'adoravo; aveva i manubri larghi, la sella lunga all'americana, cerchi con raggi fitti e lucenti. Mio fratello aveva invece una bici da strada, rossa, con i pneumatici sottili. Sia per la differenza d'età, per me cinque candeline in meno, sia per il diverso tipo di mezzo utilizzato, le gare di velocità si rivelarono presto noiose. A Johnny non è mai mancata la fantasia ed a me mai il coraggio di non raccogliere le sue sfide. Mi convinse quindi a lanciarci dalla strada in lieve discesa per poco meno d'un chilometro; badando bene a non perdere velocità fra le curve, poi arrivati all'ultima a non piegarsi e volare dritti sopra il campo di fieno un paio di metri più basso dell'asfalto.. la prima volta lo abbiamo fatto a turno e chiaramente inizio il Bro. Urlava come un pazzo mentre meravigliato lo vedo saettare dalla curva e saltare. Rimase in equilibrio e questo mi provocò sollievo e qualche perplessita perchè allora sarebbe stato il mio turno. Johnny mi disse di aggrapparmi bene al manubrio, tenere dritta la bici e venir giù più forte che potevo. Lo ripetei come un mantra mentre pedalavo piano verso la partenza. Dovevo risparmiare energie e trovare concentrazione. Arrivato all'altezza giusta non ci pensai due volte, sterzai la bicicletta e cominciai a pedalare rapido. Mi piaceva sentire la faccia penetrare il vento, sentirmi scorrere in un paesaggio. Per poco, dalla foga, rischiavo di cadere all'ultima vera curva, mio fratello si sbracciava da lontano e mi ricordai di irrigidirmi sul manubrio al momento giusto. La sensazione di essere sospeso fra terra ed aria non mi deluse; era stupendo. La caduta una sorta di blackout con i manubri che dal colpo erano scesi di novanta gradi in avanti... forse solo per miracolo rimasi in equilibrio.

Al tramonto il fischio di nonna Maria concluse i giochi; tornammo a casa ridendo e già rievocando le emozioni appena vissute.




1986



Giocare per sorridersi

ridere nel rincorrersi.



Non c'erano amarezze perchè non si vedevano.

Non c'erano sofferenze perchè non si badavano.


September 14

Five Fingers

 
 

Quando hai cinque anni e giocosi coetanei sodali, hai raggiunto la felicità.

Così almeno mi pare, ripercorrendomi.

Fausto, Luca, Alberto, Mirco erano compagni di ogni avventura diurna; Samantha, bionda e sorridente, avrebbe cominciato a turbare le mie notti di lì a poco. Ho cominciato in quell'età a prendere coscienza del mio essere in divenire; l'ultimo anno d'asilo, la fine di un ciclo. Adoravo la scuola materna di Paderno del Grappa sia per le suore che per l'ampio parco nel quale si poteva sempre trovare un angolo dove appartarsi o un luogo in cui fare “comunella”.

Non subivo il fascino delle giostrine, preferivo correre a perdifiato o cacciare le lumache nelle siepi; le giostre sarebbero diventate utili in futuro..

Mom aveva appena trovato lavoro e quindi non potevo tornare subito a casa dopo l'asilo. Avevo dunque la possibilità di vivere ancora gli spazi aperti dai nonni fino a dopo cena. Il più delle volte Mom mi riaccompagnava a casa mentre già dormivo e così ho sempre avuto l'impressione di crescere con i nonni più che a casa mia. Una sera però mi venne a prendere in anticipo perchè c'era una sorpresa. I regali fuoristagione non li avevo ancora sperimentati ed ero ansioso quanto scettico. Percorsi il salone di casa fingendomi disinteressato, ma squadrando ogni angolo che vedevo..

Entrai in cucina, Gianni disteso sul divano mi sorrise affettuoso indicandomi con lo sguardo i suoi piedi. Riconobbi subito alcuni miei peluches disposti in cerchio come a custodire un tesoro al centro. Subito non notai nulla; acciecato forse dalla gelosia per i miei orsacchiotti.. poi vidi due perle nere luccicare ed avvicinandomi distinsi un musetto da topolino. Era piccolo piccolo ed impaurito; come me pochi anni prima. Un cagnolino il mio nuovo fratellino; Puci era il suo nome ed il nostro reciproco affetto sarebbe stato presto immenso.


1985


Sono grande e non ho più

paura

d'integrarmi,

di non trattenermi.


Sono grande e non ho più

l'imbarazzo

di non capire,

capirmi.


Il linguaggio era

gesti, giochi e sorrisi.

Un unico idioma speziato

dai profumi dei retroterra

che ci distinguevano.

 

September 07

Poeta da Tabacco

 
 
 

Lacrime d'acquaragia

come parole in dissolvenza

su mani arse di versi.


Ecco! poeta da tabacco..

più non sai

dipingere il silenzio.

 

 

 

 

 

September 03

Recentemente

 

Recentemente vivo emozioni allo stato liquido; si gonfiano all'orizzonte, senza destarmi dalla stanchezza, poi mi travolgono sciabordando nel cuore appena svuotato, entropiche.

Le prime hanno avuto il sapore dell'amarezza; di un tradimento mai confessato, d'una pugnalata alla schiena con sette anni di ritardo, di un mito infranto perché mai esistito.

Far soffrire una donna m'abbandona muto nello sconforto.

E seguire semplici consigli di veri amici è l'unico scoglio su cui aggrappare le mani.

Rimangono quindi le cicatrici serene di alcune esperienze che inevitabilmente si devono affrontare.


La natura non si giustifica.




Evolvendo s'impara

la pace dell'imperfezione

abbracciando l'orizzonte

in un unico sguardo

materno.


03.09.05





Interi e Separati



Scorriamo leggeri

in punta di sospensioni

su brecciolino di cava.



Sono rimaste in ristorante

nel tovagliolo arruffato

le tue lacrime insoddisfatte.



Non contano più ora.



Vitale è solo il rock

che ci avvolge..

e noi

penetrare rapidi

il paesaggio.



Come siamo lontani

seduti accanto.



Tu dispersa in volo

ed io teso rasoterra..



potremmo fare l'amore così:

abbandonando volanti e leve

tu cieca di piacere,

ed io voracemente spietato.



Incuranti

della prossima curva, paura

fragilità;

trapassando dimensioni.



Invece

rinuncio, rilascio quasi

freno..



Resteranno ancora interi

e tornaranno a casa

separati

i nostri sogni paralleli.

16.08.05


 
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