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10月20日

Rollin' on the river

Samantha era bellissima, bionda, leggera, sensuale.. era nata un anno prima delle mie coetanee e quindi potevo apprezzarne meglio le forme accennate da ragazza. La guardavo brividando, dalla finestra di una palestrina; frequentava un corso di danza classica assieme ad altre bambine, ma a me pareva ci fosse solo lei meravigliosamente fasciata da un azzurro tutù.
Samantha era il sogno proibito che si affacciava col chiarore delle stelle, il pensiero madido di ogni mattino..
Io non mi ero accorto che lei avesse da subito capito tutto e mi s-cervellavo cercando il modo migliore per “dichiararmi”.
Ero davvero un bimbo e non conoscevo né intuivo l'esistenza di svariate dinamiche d'approcciamento amoroso. Vissi dunque amaramente il suo gioco fatto di inviti sfuggenti, sguardi distratti. Mi sembrava avesse cominciato ad ignorare la mia stessa esistenza... non potevo certo rimanere in quella palude di sconcertata sofferenza e con uno slancio d'orgoglio mi dedicai alla mia passione più genuina: lo sport. A me piaceva correre, da sempre; non mi stancavo mai e cercavo giorno per giorno di spostare i limiti della resistenza fisica. Correndo mi sembrava scivolassero via le amarezze, le piccole delusioni, il desiderio intermittente di avere di più, essere diverso. Il Calcio fu l'inevitabile conseguenza, anche se sin dalle prime giocate ho avuto il sospetto di non avere una particolare sensibilità con i piedi. Alberto invece aveva imparato  subito a tagliare la palla tracciando traiettorie arcuate; fu così che inventammo il gioco del pressing. Fingevamo che gli alberi della pineta al doposcuola (sempre il mitico asilo) fossero gli avversari; noi dovevamo passarci la palla fra i pini, dribblarli con il minor numero di tocchi possibili e smarcarci per tirare in porta. Ci esaltavamo con urla, cercando nuove combinazioni ed inventando buffi nomi per tipologia di tiro.. ehh già, in tivù giocavano pure Holly e Benji...
Non bastavano però una bella amicizia e quattro calci ad un pallone a quietarmi il cuore stranito, i pensieri euforici. Avrei voluto fuggire da queste sconosciute emozioni; correre di più e più forte..  lavare con l'aria ogni perplessità infantile ed allontanarmi rapido dai tentacoli  dell'amore. Dovevo essere più veloce di tutto e trovare un punto di distacco.,. il decollo. Sospeso nel vuoto avrei capito presto la soluzione, non sarebbe stato tutto così confuso.
Il mio fido stallone a due ruote non poteva chiedersi di meglio; finalmente tornavo a cavalcarlo con passione pura.
Io e lui, soli; senza Samantha in groppa al mio cuore.
Da navigato ciclista di campagna ho atteso di scaldare i muscoli e le gomme; verificare bene chi c'era ancora fra i campi a lavorare e chi, soprattutto, era meglio non ci fosse.
Come il più delle volte era tutto tranquillo e mi lanciai quindi in discesa. Convinto in ogni atomo spingevo con foga, ad ogni pedalata mi sentivo più leggero, libero.. mi accordavo con il rumore del vento che volevo sempre più assordante e non badavo più alla direzione. Due curve lievi mi avvisarono della mia incoscienza, ma non volevo finisse subito quel gioco.
Intuivo che c'era un limite al fracasso e, varcandolo, avrei trovato il silenzio che m'era necessario.
In strada le indecisioni si pagano care e troppo vicina era ormai quella curva stretta. Diedi uno sguardo al campo di mais che scorreva affianco e sorrisi all'idea che sarei uscito nel punto più alto; per un poco avrei volato. Essendo un atterraggio di fortuna ho lasciato che la bicicletta badasse al suo destino e coprendomi la faccia ho atteso che il tonfo annunciasse la fine. Constatai con piacere che non mi ero fatto nemmeno un graffio; il granoturco aveva addolcito il ruzzolone, la bici invece non aveva avuto tanta fortuna. Il manubrio si era capovolto, non mi restava che spingerla a casa e aspettare che mio fratello la vedesse. Mi disse, con una miscela di preoccupata soddisfazione, che ero un pazzo e che non dovevo correre così veloce da solo. Le prediche fraterne sono poco attendibili, ma si subiscono più facilmente. Conobbi in compenso l'utilità duttile del fil di ferro che pazientemente Johnny ha attorcigliato attorno al manubrio rotto. Non si può dire che l'avesse riparato, ma almeno sterzandolo a 90° girava un po' anche la ruota e tanto bastava.
Il mio personale volo mi aveva fatto capire che dovevo prendere una decisione qualsiasi pur di far scendere il mio cuore dalle montagne russe.
Un sogno mi spinse a trovare coraggio e, forse, ad illudermi. Samantha era in pericolo ed io dovevo salvarla e conquistare così il suo cuore. Sono passati molti anni da quel sogno, ma ancora nitida è l'immagine finale con me vestito con un bianchissimo tutù che porto fra le braccia Samantha sana, salva ed infinitamente bella nella sua calzamaglia azzurra.
Il pensiero di lei stava diventando ossessivo ed una sera decisi di scriverle.
Non avevo maturato la scelta con la dovuta attenzione e mi ritrovai nel cuore della notte fremente, senza carta bianca e con solo una penna in mano. Non potevo rinviare nuovamente e colto dalla disperazione sfogliai un settimanale di gossip vicino al letto alla ricerca di un po' di spazio utile per le mie parole. Ne trovai un po' sul retro del servizio sulla nuova Ferrari F40 e cominciai a scrivere. Una riga e mezzo, non di più, ma il contenuto è svanito subito dalla memoria. L'ho piegato con cura maldestra fino a farlo diventare un quadrato minuscolo. Nessuno doveva sapere, se non lei. Il giorno seguente attesi di vederla sola ed appoggiai il biglietto sul palmo della sua mano; le sorrisi, abbassai lo sguardo voltandomi lentamente e poi.,. via di scatto. Al tempo m'era sembrato di sentire una risata fragorosa alle mie spalle ed infatti di lì a poco mi sarei pentito amaramente della decisione presa. Samantha cominciò a prendersi gioco di me, tirarmi i capelli... fu la mia prima profonda delusione d'amore. Durò poco; il tempo di sopprimere involontariamente il mio stallone a due ruote. Curva secca, strada sterrata, fil di ferro allentato ed io dritto, schiantato. Fine del capitolo primo amore; assieme all'estate sarebbe arrivata una bicletta nuova come la casa in cui avrei traslocato.

1987
 
Promessa Mantenente
 
 
Ciò che mi sembrava bello
dovevo sempre condividerlo
perchè nulla era banale,
normale.
 
Bambino non lasciare mai più
che una fanciulla derida

le tue emozioni.
 

评论 (3)

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Andylavipera2 发表:
Ciao Joey, ho letto il tuo Blog, complimenti. Sul serio.
11 月 13 日
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DrJibbo 发表:
Ciao dolce Manu! Purtroppo non mi è facile scrivere; ora sto preparando il 1988 e credo di finire la prossima settimana. Per gli anni precedenti devi cliccare su "Archivio" se è questo quello che volevi sapere.
Un bacione
Joey
11 月 3 日
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Manuela 发表:
Sei un grande...ho letto tutto il capitolo primo..e mi è anche piaciuto...ma dove sono gli altri???
La storia mi appassiona..
Un bacio
Continua a scrivere
Manu
11 月 2 日

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