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11月19日 Not Yet Teen, Just EightAdoravo la maestra Gabriella; i suoi occhi dolci, il sorriso gentile e rassicurante che elargiva non appena entrava in classe. Imparare mi piaceva; conoscere la geografia e la matemetica mi sembrava affascinante, mentre l'italiano lo studiavo con lo stesso disagio con cui ci si approccia ad una lingua straniera. Scrivere era una tortura e per quanto impegno ci mettessi i risultati erano sempre scarsi, odiosi. Detestavo il corsivo con le sue stanghette minuscole che mi facevano incespicare su a in o da emme in enne. La lettura invece stava diventando una passione; la maestra ci faceva portare un cuscino per farci sedere in cerchio e fingere di essere in un salottino. Diceva che leggere era un piacere e quindi non dovevamo stare sui banchi. Geniale. I libri cominciavano ad appassionarmi e mi fornirono anche un'arma per difendermi dal tedioso corsivo. Dissi a Gabriella che i libri erano scritti in stampatello e che mi sembrava una scrittura ben leggibile ed idonea; quindi le chiesi perchè dovevo faticare col corsivo se potevo benissimo scrivere come i veri autori in stampatello.. La maestra mi sorrise e forse mi concesse il privilegio di scrivere in stampatello solo per la mia perspicacia. Da quel giorno diventò la mia scrittura predefinita.
La nuova casa era disposta su tre piani, due dei quali erano ancora allo stato grezzo. Passavamo quindi molto tempo stretti assieme nel garagecameradalettoconcucinino sistemato alla bell'emeglio finchè Gianni e Mom lavoravano come dei pazzi per completare i piani superiori. Erano felici però, finalmente avevano una casa di proprietà. Mio fratello cominciava ad essere sempre più irrequieto e cambiava scuola continuamente; io lo sentivo sempre più distante, ma la nostra complicità sembrava immutabile. Nessuna bambina aveva preso il posto di Samantha nel mio cuore e di questo ero felice perchè non mi sentivo pronto per quelle cose. La bicicletta nuova passatami dal cugino era favolosa. Come il vecchio stallone, la Danycross aveva il sellone chopper, ma molto più comodo e finalmente potevo contare su un cambio a tre marce per le escursioni più lunghe. Purtroppo potevo usarla solo nei week-end quando andavo dai nonni e Pagnano, dove abitavo, non mi piaceva proprio perchè non avevo la possibilità di esplorarla su due ruote. E poi ero lontano da Alberto, il mio amico per la pelle; la lontananza in qualche pomeriggio era insopportabile. Cominciai così a fermarmi a pranzo da lui, per poter poi giocare assieme. La sua casa era molto bella, con un giardino dove potevamo giocare a calcio; la sua cameretta era tapezzata dai poster del Forzamilan con i magnifici olandensi che tanto ci avrebbero fatto sognare.. Giuseppe, suo papà, mi voleva un sacco di bene ed ogni tanto guardando quanto era affettuoso con Alberto, saliva in me la tristezza per essere stato abbandonato da Barry. Gianni lavorava tanto, anzi tantissimo, e non aveva il temo di fare come Beppi e portarmi a pesca, giocare a pallone.. Zio Billy ogni tanto giocava assieme a me e mio fratello, ma ormai lo faceva di rado, preso com'era dal lavoro e dai litigi con la nuova compagna. In qualche frangente mi sono sentito solo; una sensazione che non mi era chiara fino a quel momento. Anche prima mi era capitato di stare tanto tempo in compagnia di me stesso, però avevo sempre la possibilità di incontrare qualcuno volendolo. A Pagnano invece mio fratello usciva spesso e non mi portava con lui perchè dovevo stare a casa nel caso Mom telefonasse, così mi ritrovavo in questa casa enorme senza compagni di giochi. Iniziai così a smontare piccoli oggetti, qualche accendigas, sveglie rotte.. mi piaceva vedere com'erano costruite, l'anima delle cose. Un pomeriggio conobbi finalmente un vicino di casa che aveva la mia età; si chiamava anche lui Alberto, ma era molto diverso dal mio amichetto. Sembrava più grande e più spericolato; non riuscii mai a stabilire un rapporto di confidenza. Il più del tempo lo passavo quindi dentro casa, a studiare. Da grande mi sarebbe piaciuto fare lo scienziato; la faccia di Einstein m'ispirava simpatia. Alcune questioni la scuola non me le spiegava e quindi mi rivolgevo sempre alla saggezza di Gianni, maestro di vita. Aveva una risposta per ogni quesito; una sera gli chiesi perchè mi capitava di lacrimare quando svolgevo le gare di velocità in risoluzione di problemi matematici a scuola. Sorrise come se fosse la domanda più semplice del mondo e prendendo fra le mani un bicchiere colmo d'acqua mi disse: “guarda: la testa è come il bicchiere, il cervello come l'acqua. Quando tu pensi il cervello gira in fretta e vedi cosa succede? L'acqua traborda.. è per quello che piangi, non ti preocupare”. Rimasi a bocca aperta, sapeva sempre come farsi capire. L'88 è stato anche l'anno di alcune prime volte. Il primo libro ad esempio che fu, quasi inevitabilmente, il capolavoro di De Amicis, ma anche il primo tesseramento in una squadra di calcio. Io e Alberto avevamo deciso di iscriverci alla stessa squadra: l'Union 86. Suo padre sarebbe venuto a prendermi perchè così andavamo assieme, Alberto era infatti un po' timido e non sarebbe andato senza di me. Il primo allenamento era fissato la domenica mattina ed io come al solito ero in ritardo con i preparativi del borsone. Non sentii lo squillo del campanello e Gianni rispose al citofono.. “salve sono Alberto, Joey può uscire?” “me spiasze ma Joey l'e 'ndat fora con un so amigo..” Gianni aveva confuso i due Alberto e questo creò un piccolo caso.. non feci in tempo a risolvere il disguido e mi catapultai al campo di calcio. Alberto era in disparte e giocava con suo padre, il gruppo invece era al centro del campo. L'aveva presa male, un vero e proprio tradimento e nemmeno Giuseppe riuscì a fargli capire che c'era stata un'incomprensione. Non voleva giocare con me ed io mi arresi e cominciai ad allenarmi con gli altri “pulcini”. Eravamo in tanti, più di trenta e questo mi fece temere di non trovare posto in squadra. Finalmente anche Alberto si unì al gruppo e mi sorrise perdonandomi. Giocammo nella stessa squadra nella partitella ed io corsi come un pazzo per farmi notare; sapevo di non avere i piedi buoni, dovevo quindi dimostrare di avere grinta. Finito l'allenamento non ci dissero chi avrebbero preso e andammo verso lo spogliatoio. Alberto si vergognava a farsi la doccia con gli altri, il problema non me l'ero ancora posto che già eravamo sulla via del ritorno. Non sapevo ancora che quel giorno sarebbe stato l'inizio di un lento sfilacciamento della mia amicizia con Alberto, ma oggi con le pagine della storia già vissute, posso esserne certo. Non potevo neanche sapere che di lì a poco sarebbe arrivato in classe un nuovo bambino; Emiliano di nome e romagnolo di nascita, che avrebbe da subito suscitato la mia curiosità ed ispirato il mio affetto. Conoscevo bene la sensazione d'essere considerato straniero e quindi da subito cercai d'avvicinarmi a lui. Neanche questo piacque molto ad Alberto, ma ormai avevo capito che non potevo donargli un'amicizia esclusiva; non era nella mia natura. Emiliano era un bel bambino ed il suo banco di scuola fu presto invaso dai bigliettini di ammiratrici maldestramente anonime. Non senza un pizzico di invidia lo consigliavo e lo informavo delle varie conquiste, creando così una confidenza intima, sincera. Mi piaceva la leggerezza con cui si relazionava alle bimbe e cercavo di carpine i segreti, dimenticare il mio piccolo trauma con Samantha. In quell'anno purtroppo le novità non furono solo positive e ci annunciarono che la maestra Gabriella sarebbe stata sostituita e che l'anno successivo avremmo avuto dei nuovi compagni di classe del paesello vicino. Io piansi pensando a quella seconda mamma che se ne andava ed al corsivo che poteva tornare a minacciare la mia media voti più che discreta... però sarebbero arrivate anche delle nuove bambine, Consuelo fra tutte.. 1988
Bastava il volo
del cigno di Utrecht riempirmi il cuore di ogni gioia necessaria. Bastava il guizzo d'uno sguardo amico a farmi cogliere l'essenza dell'essere vivi. 引用通告此日志的引用通告 URL 是: http://drjibbo.spaces.live.com/blog/cns!785C10D2A2553404!186.trak 引用此项的网络日志
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